Raffaella Suaria
CuriosoLa Grande Onda di Plastica
“La Grande Onda di Plastica”
80×120 cm
tecnica mista
Quella della plastica, oggi, è una vera e propria emergenza.
Un’emergenza globale che ci vede tutti tristemente protagonisti.
La famosa oceanografa, Sylvia Earle, ha affermato :
“Le decisioni che prenderemo nei prossimi 10 anni, condizioneranno quella che sarà la vita sul nostro pianeta
per i prossimi 10000”.
Affermazione tanto allarmante quanto vera, come vero è, però, che siamo ancora in tempo a cambiare le
cose.
“La Grande Onda di Kanagawa”, eseguita in un periodo che va dal 1829 al 1832 dal maestro Hokusai,
(divenuta celebre come la prima di 36 xilografie appartenenti alla serie “Trentasei vedute del Monte Fuji”), è
probabilmente l’opera d’arte più conosciuta del Giappone e, senza alcun dubbio, una tra le immagini più
famose al mondo.
“La Grande Onda di Plastica”, prende in prestito la notorietà dell’immagine con tutta la sua forza e la sua
riconoscibilità, modificandone alcuni aspetti e stravolgendone il significato primo.
In questa rivisitazione il focus viene spostato sulla forza distruttrice che l’uomo infligge alla natura e non
viceversa.
Le imbarcazioni e i pescatori spariscono, il Monte Fuji si trasforma in una montagna di rifiuti sorvolata da un
gabbiano, anch’esso realizzato con un rifiuto, e, a sostituire il blu di Prussia utilizzato dal Maestro,
intervengono le tinte del marrone, a denunciare il terribile mutamento che stanno subendo le nostre acque.
L’onda non si infrange più sull’uomo ma, nella sua forza, spazza e trascina via i rifiuti di plastica che la
soffocano.
L’uomo è del tutto assente dalla scena, l’unico elemento simbolico e riconducibile ad esso è un guanto che
sovrasta l’onda imitandone gli “artigli”.
Seppur l’uomo non sia presente, la sua “mano” è, al contrario, infelicemente protagonista e responsabile.
Rajatsa
2019