Matilde Pacchioni
CuriosoBleed
Bleed, si presenta come un dipinto dalla forma circolare che suggerisce un universo chiuso, una dimensione interiore senza angoli né vie d’uscita, dove il dolore circola e si riproduce costantemente.
Il colore dominante è un blu profondo e materico, che evoca il concetto di malinconia non come un sentimento passeggero, ma come uno stato d’essere. La saturazione del pigmento crea una sensazione di peso e densità: è il blu della notte dell’anima, un silenzio che, paradossalmente, diventa “assordante” proprio per la sua vastità. La texture non è piatta, suggerendo l’interiorità in perenne fermento.
L’oro appare come materia che affiora dalla ferita. Le venature dorate rappresentano la “frattura”.
La parte centrale è il punto esatto dell’impatto emotivo, mentre nel flusso inferiore lungo il bordo basso, l’oro si accumula scivolando seguendo la curvatura del tondo, richiamando appunto il titolo dell’opera, (sanguinare) che si fa visibile: è il “sangue” doloroso della coscienza che non si rimargina, che continua a colare lentamente e inesorabilmente.
Le trame filiformi e frastagliate ai lati rappresentano la parte “assordante” della malinconia, quel brusio mentale che accompagna la ferita aperta. L’uso dell’oro suggerisce che questa ferita, per quanto dolorosa, definisce il valore della persona.
Bleed racconta di una sofferenza che ha trovato il suo ritmo, una ferita che, continuando a sanguinare oro sul blu, trasforma il dolore cronico in un oggetto di contemplazione ipnotica.