Ecuba

Nella mia opera Ecuba non è soltanto la regina di Troia sconfitta dalla guerra, ma diventa il simbolo della donna ferita, violata, privata di voce. La trama sfilata della tela è come una pelle lacerata, un tessuto che non riesce più a proteggere: racconta la violenza che spezza, che strappa via pezzi di identità e di dignità. Ma proprio in quello sfilare, in quelle assenze, si fa spazio la memoria e la resistenza. Lo sguardo di Ecuba non è rassegnazione: è il grido silenzioso di tutte le donne che, ieri come oggi, portano il peso della violenza, ma trasformano la ferita in testimonianza.”