MALINCONICO SGUARDO DI CYBORG

Questo fermento visivo ed organico, vitale, aggredisce miti e modi dell’ essere libero nell’ era ipertecnologica della produzione e del consumo sfrenati, gratuiti, disfunzionali.
Dilaniato tra evasione ed ambizione spirituale l’ immaginario collettivo trova una possibile identificazione nell’ estetica ibrida dei graffiti metropolitani, dei fumetti, dei tatuaggi tribali, dei videogiochi elettronici immersivi e tattici, dei mondi virtuali, delle pratiche interattive, delle automazioni industriali, del packaging mercantile e propagandistico, delle kermesse in mondovisione, degli scandali internazionali spettacolarizzati, della pervasività ossessiva dei flussi mediatici, dei rituali psicopatologici post freudiani, degli abiti dell’ industria multimediale.
Degli apparati iconografici e semantici dei nuovi codici di orientamento sul pianeta. Elettronica, genetica, biologia e mass media danno forma al flusso di coscienza visivo visionario dell ‘ artista che lascia emergere sconsideratamente dalle prassi creative infiniti prototipi di un linguaggio presto universale che produce un’ autonomia evocativa straniante.
I significati sfuggono, le istanze mutuanti si lasciano predare nell’ osservarci costretti a smantellarne e riedificarne costantemente struttura e funzioni, legittimità, mentre la forma salvaguarda il virus linguistico dalla latente dissoluzione come studenti universitari in un supermercato che riempiono e svuotano nevroticamente i loro carrelli , chiedendosi di cosa hanno bisogno, delirando e rimuginando tra loro in mezzo a file imponenti di mondi possibili.
Impatti visivi bloccano nel tempo di lettura come carrelli inceppati le identità dei cittadini cosmopoliti fruitori protagonisti, coinvolti inconsapevolmente, assurgendo ad emblemi vibranti, inquietanti, del complesso e caotico sistema di relazioni tra individui massificati ed ambiente globalizzato.

This visual and organic ferment, vital and aggressive, challenges myths and modes of being free in the hyper-technological era of frantic, gratuitous, dysfunctional production and consumption.
Torn between escapism and spiritual ambition, the collective imagination finds possible identification in the hybrid aesthetics of metropolitan graffiti, comics, tribal tattoos, immersive and tactical electronic video games, virtual worlds, interactive practices, industrial automation, commercial and propagandistic packaging, global-scale events, sensationalized international scandals, the obsessive pervasiveness of media flows, post-Freudian psychopathological rituals, and the garments of the multimedia industry.
In the iconographic and semantic apparatuses of the new orientation codes on the planet. Electronics, genetics, biology, and mass media shape the visionary visual stream of consciousness of the artist, who recklessly lets emerge from creative practices infinite prototypes of a soon-to-be universal language, producing a disorienting evocative autonomy.
Meanings slip away, mutating forces allow themselves to be seized as we are compelled to dismantle and rebuild their structure and functions, their legitimacy, while form safeguards the linguistic virus from latent dissolution—like university students in a supermarket who neurotically fill and empty their carts, questioning what they need, deliriously mulling over it among themselves in the midst of imposing rows of possible worlds.
Visual impacts freeze, like jammed carts, the identities of cosmopolitan citizens, engaged protagonists and consumers, unconsciously involved, rising to become vibrant, unsettling emblems of the complex and chaotic system of relationships between massified individuals and a globalized environment.